domenica 16.12.2018  02.12

BCC GRADARA INVESTE SUL CAPITALE UMANO

LA STORIA Alla terza edizione di 'InsiemeSì - Expo di Primavera' oltre 250 espositori e quasi 20.000 presenze

Insieme si può. In casa Bcc di Gradara ancora di più, anzi, InsiemeSì Expo di Primavera. Questo il nome del salone d'impresa riproposto per il terzo anno consecutivo da una banca cui piace investire sul capitale... umano e che viene ripagata da grandi numeri come quelli mandati in archivio lo scorso fine settimana alla Fiera Campionaria di Pesaro.
Una manifestazione "in controtendenza con il clima di diffuso smarrimento in cui sono precipitati gli italiani" scrive l'istituto di credito, ricordando che "la crisi che non accenna a finire, le banche al massimo storico di impopolarità dopo gli inqualificabili colpi bassi ai loro clienti e risparmiatori, l'Europa che chiede ancora sacrifici, austerità e il doveroso risanamento dei conti pubblici prima di aprire agli investimenti per il rilancio dell'economia".
Quindi fa un passo indietro: "Tre anni fa, nel 2014, all'apice della congiuntura negativa, quando le aziende commerciali  chiudevano a catena e gli imprenditori rinunciavano a combattere, la BCC di Gradara si era interrogata su come venire incontro alle forza produttive del proprio territorio e con un colpo d'ala aveva inventato una "piazza affari" per nulla virtuale, al contrario concreta e fatta di persone vere, le quali potessero guardarsi negli occhi, confrontarsi, scambiare idee e intuizioni, almanaccare insieme le soluzioni per non soccombere al peggio. Andrea De Crescentini, responsabile della comunicazione, interpretando le intenzioni del CdA e del presidente Fausto Caldari, aveva lavorato al progetto basato su uno slogan: InsiemeSì - Expo di Primavera, un annuale salone d'impresa da domiciliare nei vasti spazi della Fiera Campanara di Pesaro: centinaia di stand in cui ospitare gratuitamente non solo i soci e i clienti della banca, ma tutti gli imprenditori del comprensorio che avessero desiderato esporre i prodotti del proprio lavoro: industriali, artigiani, grandi e piccole aziende, professionisti, commercianti, agricoltori, giovani in cerca di uno spazio di attenzione per sperimentare le nuove tecnologie. In appena un mese le adesioni erano piovute a diluvio; un pittore di Cattolica, Andrea Cecchini, aveva dipinto il manifesto con rondini svolazzanti in un cielo policromo, e quasi per prodigio era risorta una nuova voglia di fare, di rimboccarsi le maniche, di sfidare la malasorte. C'era una 'piccola grande' banca, che al contrario delle altre aveva deciso, mai dimenticando i principi costitutivi risalenti a più di un secolo fa, di investire sul 'capitale umano', sapendo per esperienza che senza quello non è possibile nessun arricchimento. Quel maggio di tre anni fa l'iniziativa esplose come uno spettacolo pirotecnico, inimmaginabile, anzi insospettabile:  evidentemente era stato centralo il bersaglio, era stata identificata la manovra che tutti aspettavano senza saperlo. L'anno successivo, nel 2015, gli espositori erano cresciuti a 250, e i parcheggi pur capienti della Campanara stentavano a contenere le auto dei visitatori che si attestarono attorno ai 15.000. Quest'anno c'è stata la definitiva consacrazione dell'idea, con oltre 250 espositori e una folla incontenibile di 20.000 persone".
Nel giorno inaugurale, sabato, dopo il benvenuto della Banda Musicale di Cattolica, alla presenza del presidente della regione Luca Ceriscioli, dell'assessore regionale al Commercio e all'industria Manuela Bora, del prefetto Luigi Pizzi e di un parterre di autorità in primo piano, compresi tutti i sindaci in fascia tricolore dei comuni interessati, Fausto Caldari ha tenuto un discorso breve, ma circostanziato e vibrante: "Abbiamo saputo applicare al meglio la filosofia del nostro istituto e tradurla in un'azione quotidiana di sportello di cui in tanti hanno potuto godere i benefici. La solidità finanziaria di cui disponiamo è la diretta conseguenza della fiducia che i nostri soci e correntisti ripongono in questo istituto. Tale fiducia è la nostra vera ricchezza, che difenderemo a ogni costo. I venti della storia impongono col mutare dei tempi inevitabili cambiamenti. Ciò che è accaduto sui mercati finanziari internazionali, scatenando la crisi di cui dopo dieci anni stiamo ancora pagando le conseguenze, esige misure di protezione meno incerte e nebulose, pretende più rigore, più serietà, più controllo. Non si può giocare con la vita delle persone senza mettere un freno al peggiore avventurismo. E tutte le banche oggi stanno prendendo esempio dal modello da noi adottato da sempre, che si è rivelato il migliore argine alla tempesta finanziaria. E' necessario pertanto stabilire nuove regole, nuove e inderogabili tutele rivolte ad evitare in prospettiva il ripetersi di gestioni fallimentari che recentemente, persino sotto i nostri stessi occhi, hanno travolto un numero impressionante di famiglie e risparmiatori. Anche l'assetto delle BCC, per quanto sia risultato uno tra i più stabili per contrastare la crisi, andrà riveduto sulla spinta di una indispensabile ottimizzazione di tutto il comparto creditizio, con formule ancora in discussione, che alla fine saranno efficaci per consolidare il sistema del Credito Cooperativo senza stravolgerne la profonda e preziosa identità. Che consiste principalmente nella presenza costante sul territorio e nell'impiego oculato di risorse secondo la quota di bilancio stabilita dallo statuto".

(articolo apparso su "La Voce", giovedì 31 marzo 2016)

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