lunedý 18.03.2019  23.36

L'OROLOGIO PERFETTO CHE SALVA LA VITA

RIMINI Reparto di Cardiologia dell'ospedale Infermi: in 50 anni mortalità drasticamente ridotta dal 30 al 4%
Il primario Giancarlo Piovaccari, simbolo di professionalità e con un volto che andrebbe stampato sulle t-shirt


La notizia esaltante è che non si muore più, o quasi, per gli attacchi di cuore. Da una mortalità altissima che negli anni Sessanta si attestava attorno al 30%, oggi le cifre parlano di uno scarso 4% se il paziente colpito da infarto arriva in tempo nel reparto cardiologico dell'ospedale Infermi. Nella maggior parte dei casi il ricoverato ha molte probabilità di cavarsela, grazie a una organizzazione a orologeria messa a punto con decenni di assoluta dedizione alla sua professione dal dottor Giancarlo Piovaccari, romagnolo puro sangue di Predappio trapiantato a Rimini. Il primario è anche Commendatore della Repubblica, come scorgo tra i diplomi di specializzazioni e i numerosi titoli appesi alle pareti del suo studio; sono certo che lui non ne avrebber fatto cenno. E' un signore gentile, affabile, elegante e diretto nei modi, una persona vera a cui affidare il cuore a occhi chiusi. Rappresenta la faccia dell'Italia che lavora in silenzio al benessere comune, senza clamore e ghiribizzi; un volto che andrebbe stampato sulle t-shirt. Quando gli chiedo se ha degli altri interessi fuori dalla medicina, vedo vacillare il suo sguardo in un sorriso imbarazzato: "Qualche volta vado alle corse di Formula 1, e inoltre vado a vedere le partite dell'Inter di cui sono un tifoso", ammette con toccante innocenza. Capisco che per lui già quelle ore perse futilmente possano apparirgli un piccolo tradimento; ogni distacco dalla sua professione è un'ombra, e posso immaginare cosa provi all'idea di essere messo a riposo per età, come accadrà presto non certo per sua scelta ma per legge, essendo nato nel '52, lasciandoci sguarniti del suo sapere, della sua maestria, del suo appassionato attaccamento al dovere. Ma non certo del reparto di cui è orgoglioso, dei medici che oggi lo affiancano, di tutto il personale cresciuto con lui e di un sistema clinico sanitario ormai consolidato a nostra felice garanzia. In un'ora di colloquio sono stato colpito al cuore, tanto per restare in argomento, andando a intervistarlo nel reparto che dirige, scala D - 4° piano, dove tutto è nuovo, funzionale, ordinato; sembra di mettere piede in un telefilm americano.

Tempo e tempestività "Noi non potremmo mai ottenere questi risultati - mi spiega - se il malato con l'infarto non ci venisse portato in tempo dal 118. Ciò che conta è la scrupolosa organizzazione sul territorio". Il fattore tempo è infatti decisivo: in tutta la provincia di Rimini funziona un servizio di ambulanze pronte ad accorrere alla prima segnalazione di attacco cardiaco; durante il trasporto al paziente viene eseguito l'elettrocardiogramma e i risultati inviati in tempo reale al reparto di cardiologia. L'equipe medica, immediatamente allertata, in genere è già pronta ad accogliere il malato, che arriva al piano senza passare dal Pronto soccorso. "In totale si può calcolare un prezioso guadagno di almeno due ore". E poi? Lo incalzo come se mi stesse raccontando una favola. "Interveniamo tempestivamente liberando l'occlusione dell'arteria Coronaria con la cosiddetta tecnica del palloncino, cioè un intervento di Angioplastica coronarica. In pochissimi minuti il vaso è di nuovo sgombro, i detriti (grasso, colesterolo, agglomerati di piastrine del sangue) vengono in gran parte drenati e il sangue diluito con i farmaci per evitare i trombi. Il paziente è salvo." Se tutto si svolge nei tempi giusti (ad esempio entro 2 ore dall'inizio del dolore toracico) il risultato clinico sarà molto soddisfacente e quindi si avrà un danno molto limitato al muscolo cardiaco. Nei casi in cui la Coronaria viene riaperta entro 1 ora dall'inizio dei sintomi l'infarto abortisce (si dice Ora d'oro; Golden hour!). Se invece i tempi di ricovero si protraggono, anche nel caso più fortunato in cui il paziente riesce a sopravvivere, l'organo può rimanere gravemente danneggiato". Con che frequenza gli infartuati arrivano al reparto? "Beh, ieri notte sono stati tre. Bisogna tener presente che noi copriamo un territorio di 440.000 abitanti, comprendendo anche San Marino".

Valvole e milioni E nel caso di malfunzionamento della valvola aortica? "L'intervento si chiama valvuloplastica e presenta una tecnica molto simile. Lei sa come funziona la valvola?" Scuoto la testa. "Eccola qui", dice tenendone tra le mani due modelli in plastica, uno rosa e uno grigio. "Provi a toccare", mi invita indicandomi le lamelle dell'organo. "Vede, la valvola ha questi tre lobi di tessuto elastico e tenerissimo predisposto dalla natura per lasciar passare il sangue. Ma se la valvola presenta una stenosi - mi lascia sfiorare il secondo modello, quello grigio, dove i lobi si sono induriti, irrigiditi - le lamelle impediscono la circolazione sanguigna con le conseguenze che conosciamo: dolori acutissimi al petto, affanno, sincope con pericolo di morte in agguato". E nel caso di stenosi? "L'incidenza della stenosi aortica nell'individuo che ha superato gli 85 anni è attorno al 5% e quindi con il prolungamento della vita questi pazienti aumentano costantemente. L'attività del nostro reparto assicura un risparmio non da poco per la sanità pubblica, se si pensa che un'operazione di sostituzione di una valvola cardiaca costerebbe alla collettività attorno ai 40.000 euro". Il segreto di tanta virtù? "La funzionalità della rete, che garantisce la nostra posizione di avanguardia organizzativa: siamo al secondo, terzo posto in Italia nella terapia dell'Infarto Acuto con Angioplastica Primaria (cioè in emergenza). Nel 2014 abbiamo trattato e salvato 301 infartuati grazie a una presenza costante nel reparto di quattro medici specializzati pronti a intervenire". Il numero totale comunque dei pazienti sottoposti ad Angioplastica Coronarica nella Cardiologia di Rimini nel 2014 sono stati 945 (compresi i casi elettivi ed urgenti). Quali sono le macchine di cui avete bisogno? "Le apparecchiature angiografiche sono il nostro fiore all'occhiello e ci consentono questi risultati portentosi. Adesso cambiando reparto possiamo contare su due nuove apparecchiature donate da una banca, la Bcc di Gradara. Le macchine in dotazione vanno sostituite ogni otto, dieci anni e le nostre risalgono al 2005". E' plausibile che nella sanità bisogna affidarsi a una banca salva-cuore? Cioè che siano i privati a fornire le attrezzature? "Direi di sì. Negli Stati Uniti dove nel 1989 mi sono  perfezionato in Cardiologia Interventistica con particolare interesse all'Angioplastica Coronarica complessa presso il Medical College of
Virginia, i privati intervengono in maniera massiccia. Partecipare all'equipaggiamento di un reparto strategico per la salute degli abitanti del territorio, è un impegno civile necessario anche per fidelizzare l'ospedale pubblico ai cittadini. L'aiuto che Fausto Caldari, presidente della Bcc di Gradara, ci assicura da anni interpretando la volontà dei soci e lo spirito originario del suo Istituto di Credito, adempie non soltanto a un ruolo meritorio di sussidiarietà, ma rappresenta per noi uno stimolo di crescita costante legato allo sviluppo tecnologico delle macchine in continua evoluzione".

Cuoco e calciatore La tecnica del palloncino può essere ancora considerata di avanguardia? "Nel 1986 ero in Francia per imparare l'intervento di angioplastica (Valvuloplastica Percutanea) sulla valvola aortica; ma poi un pò dovunque la tecnica venne messa da parte. Tranne che a Bologna dove invece continuò ad essere perfezionata al Sant'Orsola grazie al prof. Bruno Magnani, uno straordinario, lungimirante scienziato nel settore, con il quale avevo conseguito la specializzazione". Accadde che invece di restare all'università dove non c'erano sbocchi accademici a breve termine, Piovaccari accettò di trasferirsi a Rimini - dove già dal '97 si recava a utilizzare l'angiografo e a eseguire coronografie - per organizzare un centro sul modello di Bologna. Nel '99 diventa primario del reparto, con i risultati che sappiamo. "Riusciamo a salvarne tanti - afferma con una gioia palpabile - giorni fa un cuoco di Riccione di 58 anni ha avuto un arresto cardiaco sul lavoro. L'aiuto cuoco ha chiesto l'intervento del 118; il paziente è arrivato in tempo record da noi e nell'arco di un quarto d'ora tutto era risolto". Fantascienza o magia? Sorride: "Forse nè l'una né l'altra o forse entrambi, perché di questo passo a volte ci si sente davvero eterni". Nelle sue parole vibra un contagioso entusiasmo. L'intervento che ancora ricorda con emozione? "Un bambino, figlio di miei vicini di casa. Nacque con una stenosi congenita della valvola aortica e intervenimmo con l'angioplastica che aveva solo 4 giorni; per la sua minuscola arteria usai un palloncino di appena cinque millimetri (negli adulti per dilatare l'aorta occorre un diametro di 20-23 mm). Il piccolo sopravvisse e a nove anni, quando l'organismo si era sviluppato a sufficienza, fu sottoposto a intervento chirurgico con impianto di valvola aortica biologica. Adesso è un bel ragazzone di 26 anni e vorrebbe fare il calciatore. L'ho convinto a ripiegare sul ruolo meno impegnativo di allenatore, ma ce n'è voluta!".

(articolo apparso su "La Voce", domenica 16 agosto 2015)

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