lunedý 18.03.2019  22.54

BANKITALIA MUOVE LE ACQUE DELLE BCC
LE FUSIONI OBIETTIVO DELL'AUTORIFORMA

In regione: da 20 istituti a 4 (uno per provincia): "Ma sono solo ipotesi"


L'ULTIMA grande trasformazione risale al 1993: le Casse Rurali e Artigiane diventarono Banche di Credito Cooperativo. Oggi come allora Banca d'Italia, con la forte spinta del governo e della Bce chiede una nuova riforma, anzi un'autoriforma, di questo specifico settore del credito. Composto da 370 istituti in Italia di cui 20 nelle Marche. A differenza di quanto avvenuto con le 10 principali banche popolari, forzate alla trasformazione in spa con un decreto legge, nel caso delle Bcc un provvedimento del governo per ora non c'è. Renzi ha scelto un'altra strada: siano le Bcc a individuare le forme migliori per raggiungere gli obiettivi principali di adeguata patrimonializzazione, prevenzione e gestione delle crisi.

IL PERCORSO è ancora tutto da individuare. Le richieste di governo e Bankitalia sono di un modello federale, con un capogruppo (società per azioni) capace di attirare anche capitali esterni al mondo cooperativo. Potrebbe essere l'Iccrea come ideale soggetto capogruppo, in quanto già unica spa nel comparto. Ma le maggiori banche del mondo cooperativo hanno storto il naso, palesando una sorta di conflitto di interessi: la società, infatti, vende prodotti e servizi alle bcc. Al di là di questo, in sostanza ogni singola banca di credito cooperativo dovrà essere legata alla capogruppo da un 'contratto di coesione' in base al quale le singole Bcc si assoggetteranno ai poteri di direzione e coordinamento. "Occorre favorire un sistema meno frammentato, capace di superare gli svantaggi della piccola dimensione e di preservare i valori della cooperazione e della vicinanza con il territorio che da sempre costituiscono il loro punto di forza - ha detto Barbagallo capo del dipartimento vigilanza di Bankitalia in una audizione al Senato -. E' necessario che la riforma costituisca l'occasione per elevare la qualità dei manager, migliorare le procedure di concessione del credito, irrobustire le funzioni di controllo".
Per risultare efficace la riforma dovrebbe incentrarsi sul modello di gruppo cooperativo paritetico; l'aggregazione potrà avere effetti positivi per tutte le Bcc, anche per quelle più efficienti e meglio gestite. La capogruppo unica a sua volta potrà contare su diramazioni locali, dotate di spazi di autonomia ma non sganciate dal sistema. Ovviamente la fase conclusiva dell'autoriforma dovrebbe portare delle concentrazioni degli istituti in gruppi locali, con riduzione degli organi direzionali e gestionali.

L'IPOTESI è di 4 aggregazioni provinciali, così delineate: Gruppo Bcc di Pesaro (da 6 istituti: di Fano, Gradara, Pesaro, Pergola, Metauro e Banca Suasa), Gruppo Bcc di Ancona (da 7 istituti: Corinaldo, Ostra Vetere, Ostra e Morro d'Alba, Falconara Marittima, Filottrano, Camerano, Banca di Ancona), Gruppo Bcc di Macerata (da 4 istituti: Recanati e Colmurano, Banca dei Sibillini, Civitanova Marche, Montecosaro), Gruppo Bcc di Ascoli Piceno/Fermo (da 3 istituti: Ripatransone, Banca del Fermano, Banca Picena). Trattandosi di un'autoriforma sarà un percorso lungo e non privo di ostacoli e anche di tappe intermedie. Molto dipenderà dalla volontà di Bce, Bankitalia e governo di avere un settore ben patrimonializzato.

(articolo apparso su "Il Resto del Carlino", mercoledì 21 ottobre 2015)

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