sabato 23.03.2019  13.31

LEZIONI DI STILE Formatosi a Urbino e Firenze, per decenni influenzò lo stile e il gusto locale
SU PESARO SI POSO' DELICATO IL LEONE ALATO

In un volume l'impatto sulla città dell'artista e scultore Leandro Ricci


"TRA le aiuole fiorite e i delizioni villini liberty, fra i quali spiccano quelli del sor Oreste Ruggeri e della famiglia Ugolini si erge il Kursaal, stabilimento per la balneazione ma anche piattaforma sul mare, sala da ballo, teatro, ristorante, bar e spa ante litteram...". E' il "mare d'inverno" tanto declamato oggi? No, è la zona mare di Pesaro nel 1928. Avanti: "Il Kursaal è luogo di delizia della borghesia locale (i nuovi "abitanti del mare"), ma anche meta ambita di tutti i pesaresi e forestieri che giungono alla "stazione a mare" dopo la piacevole passeggiata del rinnovato viale Vittorio Emanuele III fornito 'di un impianto elettrico quale appena possono vantare le grandi città'". Siamo sempre nel 1928, quel viale oggi è della Repubblica e vanto da grande città non è più il suo impianto elettrico ma l'albero di Natale di piazza del Popolo, "il più illuminato d'Italia". Wuaooh! Ma siccome quell'anno di grazia 1928 è anche l'anno VI dell'era fascista ecco che comincia a ruggire anche il leone, anzi Iterum rudunt leones, "I leoni ruggiscono di nuovo", prendendo a prestito il vate nazionale Gabriele D'Annunzio.
"E' il 18 ottobre 1928 quando il Comune di Pesaro - 'italica Stazione di Cura, di Soggiorno e di Turismo' come sta scritto negli atti del Podestà - decide di acquistare, per la non modica somma di 20.000 lire sei coppie di leoni alati progettati dallo scultore e decoratore Leandro Ricci. Le esotiche sculture in cemento servono per abbellire le nuove panchine del piazzale dello Stabilimento, oggi della Libertà".

LEANDRO Ricci, ma chi è mai costui? Nato a Pesaro nel 1891 da Romeo Ricci ed Elvira Sora, studia prima in Urbino, al Regio Istituto di Belle Arti delle Marche fondato nel 1861 dal commissario straordinario Lorenzo Valerio, poi a Firenze. Il professor Ricci, scultore - decoratore, sarà in quei decenni uno fra gli artefici principali dell'ammodernamento dell'arredamento cittadino, coi suoi leoni alati, fra cui probabilmente anche le sfingi rossastre che ambigue ci guardano ancora dalle scale del Polo e dell'Hotel del Bains, allora palazzo Busetto. Altro indizio probante su di lui, oggi assai dimenticato? Il busto di Pandolfo Collenuccio e anche un bronzetto di Pasqualon. Pare che fosse un figlio del popolo, la famiglia non aveva mezzi sufficienti per farlo studiare e per due volte intervenne in suo aiuto il Comune, una volta con la sua "Borsa di Studio Mancini di 500 lire che veniva data ai migliori studenti della città".
Attenzione, qui stiamo parlando di cose che accadevano addirittura nel 1913! Attorno al primo decennio di quel secolo andato, Pesaro sogna sogni  meravigliosi poi brutalmente svegliata dalla cruda realtà: un grand hotel Miramare degno della Costa Azzurra press'a poco lì dove oggi sorge il troncone dell'hotel Principe; un lungomare Nazario Sauro, con tanto di balaustra liberty progettata proprio dal nostro Ricci e gli alberghi rigorosamente al di là della strada.
A chi oggi crede di aver inventato cose nuove, va ricordato che nel 1912 la giunta comunale spese 2.200 lire per costruire una "vasca a getto continuo sul piazzale dello Stabilimento Balneare" con dentro pesco rossi grossi come un braccio (ve l'immaginate quanto resisterebbero quei pesci alla nostra ottusa stupidità distruttrice d'oggi?) e meravigliose aiuole oblunghe e anche a forma quasi di cuore (quello pesarese ha un battito antico, non sapeva manco cosa
vuol dire "I love").

NATURALMENTE stiamo parlando di un libro. Anche graficamente così bello che se fosse un oanino farebbe venire l'acquolina in bocca: "Tra Sfingi e Leoni. Leandro Ricci, un artista dimenticato e la Pesaro di primo '900" (Grapho5 Fano, 2015, pp.96), curato da Roberta Martufi, con contributi di Lucia Ferrati, Anna Cerboni Baiardi, Giovanna Macchi. "La Banca di Credito Cooperativo di Gradara è una banca locale che, accanto all'attività di intermediazione economico-finanziaria, svolge un'intensa attività sociale e culturale a vantaggio della comunità e del territorio", scrive il presidente della banca gradarese Fausto Caldari nella presentazione. Nel caso di questo libro da essa supportato ha perfettamente ragione.

(articolo apparso su "Il Resto del Carlino", martedì 1 dicembre 2015)

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