giovedý 21.03.2019  09.05

VILLA CATTANI STUART, UN GIOIELLO SVELATO

Presentato il libro di Silvio Picozzi su vicende e curiosità della residenza di Trebbiantico


FRA LE VILLE pesaresi di antico pregio, la seicentesca "Villa Cattani" era rimasta la più segreta, la meno indagata, la più misteriosa, forse perché fuori da quel periodo gloriosamente conclamato del Ducato Della Rovere, che connotò Urbino e Pesaro come eminenti luoghi di storia e di cultura rinascimentale. Oggi, finalmente, Silvio Picozzi, con passione e acribìa, ce la racconta in un libro edito dalla "BCC di Gradara", presentato nella villa stessa, in quella magica atmosfera di verdi giardini, di armoniose strutture e di ambientazioni storico-artistiche, immersa nella dolcezza collinare che l'attuale proprietario della Villa, Renzo Tomassini, ha saputo mantenere e valorizzare con passione e dedizione tenace.

NASCOSTA nel verde della dolce e fertile collina di Trebbiantico, rivelata da un bel portale "dal piacevole disegno, realizzato in mattoni d'epoca e di provenienza locale", la villa con i suoi splendidi giardini è stata progettata e realizzata fra gli anni 1630-1640 dai Cattani, famiglia di origine lombarda "emigrata" a Pesaro per esercitare la "mercatura" delle stoffe. Già l'origine e lo stato dei proprietari, differenzia Villa Cattani dalle più antiche sorelle pesaresi: nasce non come "casino delle delizie" ma come "casino di campagna", quasi a connotare villa e le terre intorno, adatto ad attività produttive agricole, essendo l'agricoltura unica fonte di ricchezza del luogo.

ANCHE se i Cattani furono mercanti e quindi sempre dipendenti dal concetto guida economico-produttivo, non disdegnarono di inserire nella loro bella villa costosi abbellimenti artistici, facendo affrescare alcuni soffitti dal Berettoni allievo del Maratta. L'autore del libro ha pescato sapientemente nelle fumosità storiche, nella dispersione dei documenti, nelle difficili grafie di antichi manoscritti, negli atti notarili, i nomi, le vicende, i caratteri di questi Cattani venuti a Pesaro a cercare e trovare fortuna: e con loro, le relazioni sociali, le avventure pubbliche e private, gli amici e i nemici che li hanno integrati nella vita della città. Ma sono stati anche alcuni loro "ospiti" prestigiosi a dar lustro alla bella Villa: il Legato Pontificio Alemanno Salviati (rappresentante del governo papale essendo Pesaro annessa allo Stato Pontificio) elesse la villa a sua sede estiva dal 1717 al 1726, innalzandola quindi al rango di "Palazzo di Governo", invitando anche Giacomo III Stuart d'Inghilterra, esiliato come il padre perché cattolico. La Storia documentata e arricchita da un'appropriata iconografia permette di mettere a fuoco anche una ricca trama di famiglie importanti che molti di noi conoscevano solo come toponimi cittadini.

FINITA la presentazione, il numeroso pubblico, le autorità, l'autore e i gentilissimi proprietari sono sciamati, nel dolce tramonto estivo, negli accoglienti giardini a festeggiare questo evento importante per la cultura del nostro territorio. Nella parte della vegetazione più fitta, contro il tramonto, qualcuno ha visto per un attimo solo, apparire i Cattani, Giacomo Stuart con tutta la sua parrucca, i Paolucci, i Bolis, i Giungi e Rita Marconi: sorridevano compiaciuti e grati ai Tomassini che continuano ad amare la loro villa come proprietari illuminati.

(articolo apparso su "Il Resto del Carlino", giovedì 2 luglio 2015)

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