giovedý 16.08.2018  23.21

BCC, DOPO CENT'ANNI GUARDA AL FUTURO

Sede a Gradara, con 19 filiali divise tra pesarese e riminese

Gradara - C'era una volta in un bellissimo castello incantato, una banca che invece di fare i propri esclusivi interessi come Paperon dè Paperoni, si preoccupava di migliorare la vita dei clienti, per la maggior parte anche suoi soci. Così tutti i soldi che venivano raccolti dai risparmiatori erano utilizzati per consolidare l'istituto e ampliare ancora di più la base sociale, riservando una buona porzione degli utili alle attività di sostegno del territorio e al servizio della collettività, principalmente nel campo della salute ma anche della cultura, dello sport, del tempo libero.

E' questa la favola che vogliamo raccontare ai lettori, architetto Caldari?
"E' esattamente questa, perché non è una favola, ma la pura realtà".
Anche il castello esiste per davvero, è la Rocca di Gradara, in altre epoche turbata dall'amor cortese di Paolo e Francesca, che oggi domina serena su Marche e Romagna. Dentro le sue mura è sorta, un secolo fa, nel 1911, una Cassa Rurale voluta dal parroco della Chiesa di Santa Sofia, don Raffaele Ceccarelli; il quale venticinque anni più tardi, in occasione delle 'nozze d'argento', dichiarò: "Questa è la storia fedele di un sogno, che io vi ho trasmesso ma che tutti voi, soci fondatori e non, avete scritto...". Una bella storia di solidarietà contro la piaga della miserie e dell'usura. A distanza di cento anni questo sogno è ora affidato, come il testimone di una staffetta, nelle mani di un presidente dell'Istituto che se ne sente custode privilegiato, e poiché la banca è "anche sua", si dedica all'incarico di cui è investito senza parsimonia, restando in ufficio più a lungo degli impiegati: dalle nove di mattina alle otto di sera. E che ufficio! La banca ha appena acquistato e restaurato, con fedeltà impeccabile e un gusto non comune - progetto ed esecuzione dell'ingegner Giovanni Sangiorgi di Cattolica - i due stabili ai lati della grande porta d'ingresso del Castello, già proprietà della famiglia Gradari; e Gaetano Gradari, per un garbato gioco della sorte, fu il primo presidente della Cassa Rurale, oggi Banca di Credito Cooperativo di Gradara. L'architettura degli interni, con travature a vista e la sapiente combinazione di legno e cotto che restituisce il sapore dell'antica residenza patrizia, presenta un arredamento raffinatissimo privo di ostentazione; mobili di alto design italiano, con prevalenza di vetro e cuoio, in una ricerca sistematica di eleganza e luminosità. Ariosa la distribuzione degli spazi, tra sale di rappresentanza e uffici a vista, nel corpo di fabbrica maggiore diventato la sede della Direzione Generale; porte in massello, accuratamente ripristinate, e solidi infissi in legno, su disegno originale, per le numerose finestre che dischiudono scorci pittorici sulla vallata. Il presidente Fausto Caldari ne ha due alle spalle che incorniciano un paesaggio da togliere il fiato, e lo aloonano di uno studiato controluce che ne esalta la figura paterna, protettiva. Il suo aspetto diciamo ben solido, la giacca blu con le maniche informalmente rialzate verso il gomito, la voce pacata e amichevole, sono molto rassicuranti. E il benessere, l'agio, la serenità che si respirano nella stanza predispongono a una conversazione cordiale, franca, alla mano. In una banca come questa saresti invogliato a versare fino all'ultimo centesimo, senza esitazioni.
"E' quello che ci auguriamo", conferma Caldari, già architetto all'ufficio tecnico del comune, cooptato nel '90 dalla banca e subito dopo confermato come consigliere per due legislature; quindi eletto alla carica presidenziale. E' tutto talmente appagante che sembra di essere capitato in una storia di Walt Disney, a Paperopoli. Non vorrei suggerire una visione un pò artefatta dell'istituto bancario.
"Mi permetto di rispondere prendendo a prestito le parole del cardinale Ersilio Tonini: 'Le casse Rurali sono nate da una scommessa. Forse da un'utopia. In molti dei più antichi libri contabili si legge che il primo prestito venne fatto per l'acquisto di un aratro o di un maiale. La scommessa non era che quella somma potesse essere restituita; o almeno non solo quella. Ma che da un aratro o da un maiale potesse derivare il cambiamento di vita delle persone, iniziale il loro sviluppo, e non soltanto come crescita economica, ma proprio il loro miglioramento'. Questa è tutt'oggi la nostra finalità".

Il vostro istituto si può verosimilmente configurare in una banca etica?
"Senza nessun dubbio, dal momento che le caratteristiche che ci qualificano sono la mutualità, la solidarietà, la sussidiarietà".

Tradotto in termini concreti?
"Una banca cooperativa (cioè ogni testa un voto), senza fini di lucro, i cui 'crediti' sono destinati per oltre il 50% ai soci, o ad attività prive di rischio. Una banca mutualistica investe per la propria gente, per la sua crescita e il suo benessere."

Passiamo dalla teoria alla pratica.
"La BCC è una banca fortemente territoriale, legata all'economia locale. I nostri 'impieghi', cioè i prestiti alle persone, alle aziende, alle famiglie - soggetti che conosciamo personalmente, che i nostri funzionari incontrano ogni giorno nella vita - sono a supporto delle loro iniziative o dei momenti di difficoltà; e ciò è possibile grazie ai principi del nostro Statuto, che non prevede dividendi, ma una distribuzione degli utili netti annuali destinati per il 70% alla riserva legale, il 3% ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione, e la quota rimanente a beneficenza e mutualità, cioè allo sviluppo sociale economico e morale del territorio" spiega Caldari.

Azzardiamo qualche cifra.
"I nostri soci dai 183 iniziali di don Raffaele, sono oggi 2326, i dipendenti sono passati da 3 a 105, l'utile di esercizio da circa 1.000 euro di allora a 4 milioni di euro, il patrimonio da 5.000 a 48 milioni di euro. E' trascorso un secolo, ma non invano, direi. Oggi il nostro investimento sociale si aggira attorno a un milione di euro l'anno, e disponiamo di 19 filiali, 9 nel riminese, 10 nel pesarese".

Questo riguardo alla crescita. E per gli interventi sul territorio?
"Siamo piccoli, ma dal cuore grande: nel 2010 abbiamo superato il milione di euro. Al primo posto la salute. Quest'anno l'ospedale di Cattolica (il Cervesi, ndr) avrà una Risonanza Magnetica del valore di 700.000 euro: niente più attese logoranti per i pazienti costretti a ricorrere ai centri maggiori. Negli anni precedenti abbiamo provveduto a comprare la Tac, il mammografo, l'ecocardiografo, l'ecotomografo. E inoltre rimborsiamo il ticket sanitario ai nostri soci. Dove non arriva la mano pubblica, la BCC svolge concretamente il suo ruolo di sussidiarietà".

E la crisi, che ha terremotato anche importantissimi istituti di credito?
"Apparteniamo a logiche diverse, è la stessa nostra impostazione a proteggerci. Nel 2010 la raccolta complessiva è cresciuta a 580 milioni di euro, l'8% in più dell'anno precedente, e di conseguenza anche gli 'impieghi' sono saliti a 470 milioni, il 5% in più. Teniamo assemblee a cui partecipano regolarmente quasi 1.000 soci, circa la metà, e posso dirle di più, abbiamo un gruppo di consiglieri che difficilmente arriva in Consiglio con una maggioranza già prefigurata, le decisioni si prendono insieme, discutendo, anche dieci ore di fila, se serve".

Niente azzardi speculativi?
"Gli investimenti finanziari sono del tutto marginali. Le Bcc, che unite nelle Federcasse rappresentano il terzo gruppo bancario in Italia per ordine di importanza, ha opposto un argine alla crisi, incidendo non poco sulla tenuta dell'economia globale; un ammortizzatore sociale riconosciuto perfino dal Papa e dal governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, che ci controlla in ogni passo."

La sua ricetta?
"E' molto semplice e i miei collaboratori me la sentono ripetere spesso: se progetti per un anno, semina il grano. Se progetti per dieci anni, pianta un albero. Se progetti per una vita, educa i giovani."

Un piano nobile e proteso al futuro.
"Noi siamo presenti accanto alla famiglia, nella scuola, nello studio, negli sport, nelle infrastrutture. Come buon auspicio apriamo un libretto con 250 Euro alla nascita di ogni bambino dei nostri soci, e continuiamo con versamenti simbolici: 100 euro all'iscrizione in prima elementare, 150 euro in prima media."

E le previsioni funeste, con cui ci terrorizzano ogni giorno i profeti di sventura?
"Le Casse Rurali sono sorte quando miseria, disoccupazione e usura minacciavano una comunità ben più fragile dell'attuale, sostenuta tuttavia da tanta forza di reagire e desiderio di riscatto. Ci sono affinità con l'oggi, è vero, ma cento anni fa la gente non aveva da mangiare, o moriva di tubercolosi. Le sembra questa la situazione dell'Italia? Diciamo che, per colpa un pò di tutti, negli ultimi decenni abbiamo perso la bussola, e ora bisogna raddrizzare il timone. Abbiamo subito batoste ben peggiori, basti pensare alla guerra, da cui pure ci siamo risollevati. Questo laborioso passaggio servirà a recuperare maggior sobrietà e senso del limite, a ridimensionare speriamo la spesa pubblica e gli sprechi della politica. Un riordinamento complessivo che ci farà soltanto bene."

Il sogno non ancora realizzato?
"Quello che sto vivendo giorno dopo giorno nella mia funzione, in cui mi identifico totalmente: tradurre nel più completo adempimento lo spirito della nostra banca" conclude il presidente della Banca di Credito Cooperativo di Gradara, Fausto Caldari. Vedo spuntare un'aureola dietro la testa del presidente, ma forse è solo un effetto del sole che traluce dai vetri.

(articolo apparso su "La Voce", sabato 10 settembre 2011)

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