martedì 21.05.2013  19.31
DE NICOLO' ALLE ORIGINI DELLA TRADIZIONE MARINARA
Grossolani errori sulle "tartanone": "Il modello del '500 esposto al Museo della Regina era inesistente all'epoca"

CATTOLICA - Maria Lucia De Nicolò, con "Rimini Marinara - Istituzioni, società, tradizione navale tra i secoli XIII e XVIII" è giunta alla sua 180esima pubblicazione. L'opera sarà presentata oggi alle 16,30 al Teatro degli Atti in via Caroli 42 a Rimini. E' frutto di uno straordinario scavo archivistico a 360 gradi e restituisce a Rimini la sua antica identità marinara, fortemente influenzata dall'immigrazione veneta, particolarmente di Chioggia, la cui presenza, dal '500 in poi, ha caratterizzato la cantieristica e le tecniche di pesca del porto riminese. Il libro è corredato da una dettagliata appendice documentaria che apre uno spaccato di grande immediatezza e suggestione nella quotidianità dei secoli indagati, a cominciare dal linguaggio originale dei documenti che dà subito il senso di un tempo lontanissimo. La pubblicazione è stata voluta dalla Banca di Credito Cooperativo di Gradara che nel suo programma di recupero delle identità del territorio intende restituire, nell'area tra Rimini e Pesaro, l'immagine delle nostre antiche comunità marinare, ormai schiacciate da quella dell'industria del turismo. Con queste opere la BCCG mette a disposizione di tutti, ma specialmente delle giovani generazioni, un patrimonio culturale che ha caratterizzato per secoli la vita della nostra costa e che rischia di essere dimenticato. Il libro, come dice Fausto Caldari, presidente della BCC di Gradara, "è l'affresco di una città proiettata sul mare e che rimanda, tramite le azioni delle sue amministrazioni, il ritratto di una società molto laboriosa che nei secoli definisce sempre meglio i canali della propria economia". Emerge da queste pagine come la comunità marinara di Rimini sia diventata un formidabile cantiere di innovazioni che vanno dalle barche, alle vele, alle reti, alle tecniche di navigazione e di pesca, diventate un modello per le altre marinerie adriatiche e del Tirreno. Il governo pontificio obbligò i riminesi a "fare scuola" di tutto ciò sulle coste dell'intero suo stato. C'è un interessante approfondimento sulle "tartane" che evolsero nel "tartanone". La De Nicolò informa, nella prefazione, che sull'argomento sussistano "grossolani errori". Cita così un esempio: "l'arbitraria ricostruzione di un modello di tartanone del '500, imbarcazione inesistente a quell'epoca, esibito (invece come tale) al Museo della Regina di Cattolica che va a falsare la fruizione didattica di un percorso inteso a illustrare l'evoluzione dei tipi tradizionali, malamente interpretata e diffusa...". Curiosa anche la parte dedicata alle "neviere", le conserve di pesce: fosse a ipogeo coperte di neve. Questo rivoluzionario metodo di conservazione del pesce, che anticipò le ghiacciaie e i frigoriferi, si manifestò nel '700 a Cesenatico, Rimini e Cattolica, dove l'ultima neviera è stata distrutta solo due anni fa per far posto al parcheggio di un condominio. Conservare sempre il pesce fresco in ogni stagione aumentò moltissimo la commercializzazione del prodotto ittico verso l'interno. Il libro, omaggio della Banca di Credito Cooperativo di Gradara, sarà consegnato a tutti gl'intervenuti dopo la cerimonia di presentazione.

(articolo apparso su "La Voce", sabato 4 ottobre 2008)

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